Ci è giunta in Redazione qualche giorno fa questa lettera, scritta da un nostro amico che ci ha aiutato per il primo anno facendo parte della giuria del Concorso di Disegno.

Sono stato chiamato a fare parte della Giuria del Concorso di Disegni per le scuole avendo così l’opportunità di conoscere i desideri dei giovani per come immaginano la Fiera di Primavera del futuro.


Ma io come la desidero?

Più distinguibile e più riconoscibile.

Seguo la Fiera da una quindicina d’anni e mi sono informato sulla sua storia da parenti, amici e leggendo sull’opuscolo e nel sito.

Ho scoperto che era nata come rassegna zootecnica.

La Fiera di Primavera era Fiera degli Animali di Paderno Dugnano.

Gli espositori erano molto meno di quelli attuali e portavano in piazza il loro bestiame per metterlo in mostra, per venderlo o semplicemente per confrontarsi con gli altri allevatori.

Tutto questo succedeva di mattina presto; prima di mezzogiorno era tutto finito.


La festa continuava con tutto quanto di contorno si poteva trovare: poche bancarelle con prodotti alimentari, altre con le novità in commercio, banchetti delle Arti e dei Mestieri e ricercate iniziative artistiche e culturali.

Nel tempo questa tendenza è cambiata. Gli animali sono stati sempre meno diventando alla fine solo fenomeni da circo.

Ci sono bambini che allibiscono interrogativi di fronte ad anatre e galline.

Oggi il passaggio avanti e indietro dalle bancarelle di Paderno non è diverso da qualsiasi altra fiera o mercato. Gli ambulanti e gli hobbisti sono gli stessi che girano da un paese all’altro, da una domenica all’altra.


Succede così che la Festa del Patrono di Muggiò la terza domenica di settembre sia uguale alla Fiera degli Oh bej Oh bej di Milano all’Immacolata Concezione l’8 dicembre. Succede così che i fironi intrecciati di castagne tipici della Madonna delle Grazie di Monza si possano trovare dappertutto mentre all’opposto gli animali che c’erano a Paderno non ci sono più lì e non ci sono più nemmeno altrove.

Quello che anelo è ritornare alle iniziative riconoscibili e distintive che nascono in ogni paese e in ogni città; che si possa capire dove ci si trova guardando ciò che lì nasce ed è caratteristico.

Quello che sogno è riconoscere ancora come un tempo un paese dall’altro, una Fiera dall’altra.

Quello che temo è l’omologazione, processo già in movimento nella realtà.

Un altro pericolo che temo è l’eccessiva modernizzazione e assenza di umanità e personalità, processo virtuale già in movimento nella fantasia e nei disegni dei bambini interpellati per il Concorso della Fiera di oggi e di domani.


Carlo Grimoldi
6 Aprile 2010